• Paolo Mirri

No allo “psicologo fai da te”: diagnosi e cura non possono prescindere dalla relazione terapeutica

Aggiornamento: 13 feb

La psicologia con l’avvento dei social è divenuta alla portata di tutti, sino a diventare talmente divulgativa che possiamo candidamente ammettere: sulla psicologia in rete c’è di tutto.


Questo fa parte della natura delle cose, è il naturale flusso degli eventi, ormai viviamo in un contesto nel quale tutto diventa divulgazione di massa.


Da un lato l'informazione in rete è una fonte di ricchezza, in quanto certi temi diventano alla portata di tutti e possono perdere l’alone terrifico e quasi innaturale che si portano dietro.


Dall’altro lato però rischiano di svuotarsi di significato (e quindi di far perdere la dignità alla natura stessa del fenomeno) certi aspetti che sarebbe importante non semplificare eccessivamente per renderli accessibili a chiunque.


Faccio un esempio che non riguarda la psicologia: ai non ingegneri, sapete come progettare la struttura di una casa? Non solo in teoria, ovviamente, ma nella pratica. Lo trovo molto improbabile.


Sappiamo che esiste questo mestiere, che gli edifici non si ergono da sé ma c’è la necessità di un intervento umano. Possiamo gradirne o meno l’estetica e provare ad improvvisarci esperti quando cerchiamo di capire quale sia o meno un muro portante ma, verosimilmente, nessuno di noi si metterebbe a fare calcoli per vedere se la struttura regge.


Non lo sappiamo fare perché non sappiamo nulla di tutto ciò, e soprattutto perché non lo abbiamo mai fatto.


Portiamo lo stesso ragionamento sulla psicologia e sulla psicoterapia e vi posso assicurare, da tecnico del mestiere, che la cosa è piuttosto calzante. Qui non c’è nessun edificio che crolla, è vero, ma ci si interfaccia letteralmente con la sofferenza delle persone. Ed è una cosa seria.



I problemi dello psicologo e della psicologia fai da te.



Fatti questi dovuti preamboli ti spiego perché è sconsigliabile l’autodiagnosi o l’autocura e di conseguenza perché nel mio sito è assente la consueta area “disturbi”.


La risposta più semplice, logica, e che potrebbe far terminare il discorso qui è la seguente: se hai un problema fisico vai dal medico, se senti di star male con te stesso vai da uno psicologo o dallo psicoterapeuta.


Chiaramente cercherò di problematizzare la cosa, e vedremo insieme perché invece di autodiagnosticarsi o autocurarsi, spesso con metodi poco attendibili, sia meglio ricorrere ad un professionista.



Problema autodiagnosi



Voglio spingere un po’ più a fondo sulla riflessione tirando in ballo proprio il mio sito, appunto privo di un'area disturbi, e ti dico: perché dovrei scriverti di quali problemi mi occupo?


Io sono uno psicoterapeuta, mi occupo del trattamento della sofferenza psichica. Che questa sia un sintomo o meno non lo valuta il paziente, lo valuto io. Queste cose non si valutano con un semplice test (in genere non li faccio, eseguo un accurato colloquio clinico) o basandosi su un insieme di sintomi da manuale.


La valutazione psicopatologica è una questione molto seria, e ci vogliono anni di studio per farla. E attenzione che questo ha anche ricadute pratiche.


Ti faccio un esempio: ciò che spesso chiamiamo “depressione”, non è assolutamente la depressione maggiore! E a volte una depressione maggiore non è ascrivibile ad una personalità depressiva e via dicendo. Ovviamente, caso per caso, necessitano di strategie e mosse terapeutiche diverse.


Vediamo insieme un po’ il concetto di autodiagnosi. L'autodiagnosi in genere si fa leggendo articoli di psicologia, informandosi di eventuali sintomi psicologici e rispecchiandocisi. Si crea un meccanismo simile a quello "Ho la tosse quindi c'ho il Covid", ovvero il concentrarsi su un dettaglio perdendo di vista tutto il resto.


Oppure faccio la conta dei sintomi del disturbo d'ansia generalizzato e quindi ce l'ho, quasi come se fosse un disturbo fisico (anch'esso da non autodiagnosticare).


Non funziona così. La diagnosi si fa in tutt'altro modo, i manuali sono strumenti accessori al processo di diagnosi, da sé non fanno diagnosi e soprattutto non sono in alcun modo definitori della natura di una persona.


Una persona non ha la necessità di autodiagnosticarsi, sente che qualcosa non va nella sua vita, gli altri consigliano una visita, si rende conto di non riconoscersi più in quello di un tempo, quindi va dallo psicoterapeuta. Sarà quest'ultimo che ha la tecnica per dare una forma al problema, non il contrario.



Autocura: più problematica dell'autodiagnosi



Per quanto riguarda le autocure c’è da capire di cosa si tratta: ciò che tendenzialmente potremmo fare ogni giorno? Ovvero il leccarci le ferite in autonomia prima di chiamare qualcuno che ci aiuti? Questa si, è una tendenza umana. C’è da capire se questo meccanismo possa funzionare ancora e per quanto.


Qui però non parlo di tendenze relazionali all'autonomia, bensì all'affidarsi a persone con una qualifica. Perché in rete gira di tutto.


Sperare di risolvere dei problemi profondi, che possiedono un significato ed una sacrosanta dignità, con “le 5 tecniche segrete (che ti vengono recapitate solo se inserisci la mail) per risolvere la tua ansia”? Cosa che più o meno ha lo stesso valore di: “come puoi guadagnare 5000 euro al mese sdraiato a casa sul divano” è chiaramente inutile.


Pensare di risolvere un problema emotivo con trucchetti o tecniche avulse da una qualsivoglia psicoterapia non ha senso.


Questo proprio perché una tecnica non è mai "magica" in sé. Acquisisce un senso solo all'interno di un processo di psicoterapia, quindi somministrata direttamente da chi di dovere previa valutazione in un contesto di terapia.


Alla fine di questo discorso capisci come lo psicologo fai da te non sia esattamente una strada consigliabile.


Se fosse così facile curarci con una parola magica o con una “tecnica” allora non esisterebbero gli psicoterapeuti. A reti unificate i mass media, in accordo col Sistema Sanitario Nazionale, ci bombarderebbero di tecniche per "sanarci la mente", o addirittura per salvarci l’anima!


E invece non è così. Ci ritroviamo a vivere nelle nostre scelte quotidiane e a chiederci se possiamo cercare un compagno di viaggio. Perché le cose della mente non sono facili, e noi psicoterapeuti siamo qui. Ci prendiamo cura di questioni che sono dolorose, scomode e dalla difficile comprensione.


Fosse così facile come nella fantapsicologia… non saremmo umani.


 

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