• Paolo Mirri

Disturbi psicologici: cosa sono?

Aggiornamento: 13 feb

Spesso nella nostra quotidianità sentiamo nominare la parola “matto”, disturbi psicologici, malato di mente, e via dicendo. Probabilmente ci sarà capitato anche di riferirci a qualcuno con un comportamento che ci piace o che ci torna poco donandogli questa accezione.


Sappiamo però veramente cosa vogliono dire queste parole? Sappiamo a cosa ci si riferisce?


In questo articolo non voglio fare una lezione di psicopatologia, voglio però informare su cosa siano veramente questi fenomeni psichici, in modo da sfatare qualche mito e a far comprendere una realtà molto poco aliena da quella quotidiana.


Per spiegare tali fenomeni userò prevalentemente il modello Post-Razionalista (clicca QUI per una spiegazione più esaustiva di quella che darò a seguito nell’articolo riguardo il funzionamento mentale), ovvero la corrente psicologica che maggiormente mi rappresenta.


Prima di partire ci tengo a sottolineare che questo articolo è informativo e non vuole sostituirsi ad una visita in studio. Le diagnosi sono atti clinici molto complessi che si fanno davanti ad un professionista della salute mentale durante una visita.



Partiamo da una definizione condivisa



I disturbi psicologici sono una condizione mentale contraddistinta da una sofferenza soggettiva individuale e/o delle persone che circondano il paziente. Tale tipo di sofferenza deve qualitativamente inficiare il funzionamento soggettivo dell’individuo.


Questa definizione ci pone già davanti ad un fatto: un disturbo psicologico non è una stranezza, un pensiero bislacco, una brutta emozione, ma è uno stato dell’essere che non funziona più come prima secondo criteri che sono soggettivi. Ovvero quelli del “disturbato” stesso.



Cos’è un disturbo psicologico?



Prima di spiegare brevemente cosa siano i disturbi psicologici è bene spiegare come funziona la mente umana secondo il modello Post-Razionalista (Guidano, V.F.; 1987).



Funzionamento mentale


Noi percepiamo noi stessi ed il mondo secondo delle chiavi di lettura strettamente personali e non oggettive.


Nella vita accadono numerosissimi eventi, questi sono letti prima di tutto su una base immediata e prettamente emotiva e gli viene poi dato un significato personale più o meno elaborato.


Quando questi eventi sono importanti per noi, e come sempre li leggiamo sulla base delle nostre personalissime lenti, andiamo a ricavare da questo un nostro senso di coerenza con noi stessi, un nostro significato globale, ovvero la nostra autostima. Il peso che noi diamo a noi stessi.



I disturbi psicologici


In questa visione della psicologia un sintomo psicologico, ovvero il segno di un disturbo, è un’emozione o un complesso di emozioni che sono spiegate per i loro aspetti più concreti, in genere quelli fisici o ideici.


Tali emozioni, spesso molto negative, non vengono quindi riconosciute come tali ma sono, di conseguenza, percepite come un qualcosa di sconosciuto o di esterno a Sé; ne deriva il fatto che la persona, quando inizia a sintomare, molto spesso ha la sensazione di “non riconoscersi più in Sé stesso”.


In una visione della mente e dell'uomo che, prima di tutto, interpreta il mondo sulla base del riverbero emotivo, il sintomo è quindi l’estremo tentativo di dare una coerenza ad un qualcosa che altrimenti non verrebbe spiegato.


Un insieme di sintomi psicologici fa un disturbo psicologico, ovvero tutti quei fattori emotivi, comportamentali, razionali, irrazionali, che si mobilitano in relazione ad uno scompenso emotivo primario.


Tale tipo di fenomeno ci fa riflettere sulla difficoltà dell’individuo a riconoscere le proprie emozioni (monitoraggio emotivo) e spesso quella di saperle differenziare dal pensiero, di riconoscere la differenza tra idea e realtà e nel percepire lo stato emotivo altrui (Dimaggio, G.& Semerari A.;2007).


Oltre ad una valenza individuale il sintomo può essere letto altresì come un comportamento con una forte valenza relazionale.


Lo scompenso emotivo, quasi sempre, si verifica in sincronia con fatti particolarmente importanti nella vita relazionale della persona che coinvolgono anche altri, generalmente individui molto importanti per il paziente.


Il sintomo in questi casi ha anche una valenza relazionale molto forte e serve per regolare la relazione con l’altro, in termini di attaccamento e/o distacco, quindi di cura.


Come abbiamo potuto vedere da questo articolo i disturbi psichici non sono un qualcosa di “strano” o poco spiegabile, ma una realtà individuale molto concreta, un mezzo di comunicazione e da molti punti di vista, una presa di coscienza, per quanto dolorosa.



Disturbi psicologici e psicoterapia


In psicoterapia il sintomo ha un valore fondamentale in quanto è, molto spesso, il punto d’accesso principale per andare a studiare la natura di chi abbiamo davanti a noi.


Lavorare su un sintomo vuol dire sì scoprire delle proprie vulnerabilità, ma al contempo riappropriarsi di alcune parti di Sé che richiamano cura e riappropriarsi di un senso di coerenza che già da prima di soffrire del disturbo era percepita in modo troppo univoco o poco definita.


I disturbi psicologici quindi sono realtà soggettive dalle quali non si può scappare, ma possono essere vissute per quello che sono: emozioni, non malattie.


Le emozioni in quanto sono parte dell’individuo, e non qualcosa di esterno, possono essere modulate di intensità, i pensieri possono essere rivisti, ridiscussi, confutati ed i comportamenti possono essere scelti con maggiore consapevolezza, senso di realtà e responsabilità.


Con la psicoterapia noi non cambiamo un individuo, lo aiutiamo a riappropriarsi di parti di Sé che richiedono cura.


 

BIBLIOGRAFIA


Guidano, V.F. (1987) Complexity of the self, Guilford, New York (trad.it. “la complessità del Sé”, Bollati Boringhieri, Torinom 1988)


Dimaggio G., Semerari A. (2007) I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpresonali. Laterza Ed.



 

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