• Paolo Mirri

Ansia sociale: cos'é? è possibile uscirne?

Aggiornamento: 14 feb

Nel mondo della psicopatologia ci sono varie forme di ansia che assumono le più variegate conformazioni. Una caratteristica trasversale, direi a quasi tutti i disturbi di tipo ansioso, è il fatto di sentirsi limitato nell’autonomia della vita quotidiana.


L’ansia può essere talmente forte da portare l’individuo a rinchiudersi in un recinto di sicurezze da lui costruito. Queste sì lo proteggono dalle sue angosce, ma al contempo non gli fanno vivere una vita appagante né, spesso, autonoma.


E’ questo quindi il principale problema dell’ansia: il suo costo.


Qui ti parlo di una forma d’ansia particolarmente insidiosa, che si concretizza spesso con l’evitamento di situazioni sociali, il timore ad esprimersi in pubblico o addirittura nei casi più gravi la paura di uscire di casa. L’ansia sociale.


Un disturbo piuttosto comune, tanto che il 10% della popolazione nella sua vita potrebbe soffrirne dei sintomi (Keller, 2003).


Voglio essere molto chiaro: quando parlo di psicopatologia non voglio indurre ad autodiagnosi. E’ un articolo informativo, le diagnosi sono molto complesse da farsi e non si limitano ad enumerare un insieme di sintomi.


Le diagnosi perciò si fanno necessariamente in studio con uno psicoterapeuta o uno psicologo, non su internet.



Ansia sociale: definizione e sintomi



L'ansia sociale (altrimenti detta Fobia Sociale) è la paura di agire di fronte agli altri e sfigurare.


Ovviamente detta così sembra una definizione un po' troppo generale e chiaramente per poter configurare un disturbo la questione è molto più complessa. Moltissime persone provano un po' d'ansia a parlare in pubblico, a dire la propria in un gruppo, ad arrabbiarsi con qualcuno o a confessare i propri sentimenti a chi gli ha toccato il cuore.


E' patologico stare sulle spine quando, con le farfalle nello stomaco, stai per fare il primo passo? In linea di massima no, ovviamente. Anche se non è detto.


Nella fobia sociale la persona speso soffre di tutta una serie di sintomi: palpitazioni, tremori, tensione muscolare, secchezza delle fauci, vampate, sudori, nausea, mal di testa, arrossamenti.


Tendenzialmente l'ansia della persona si struttura su due tipi di situazioni, quelle che presuppongono una vera e propria interazione con l'altro e quelle che lo espongono ad una prestazione (APA,2013).


L'ansia può essere strutturata su un determinato tipo di situazione (ansia specifica) o generalizzarsi su più tipi di situazioni e permeare quasi tutte le interazioni sociali della persona.


L'ansia del fobico sociale molto spesso è anche anticipatoria: sa di doversi esporre ad una qualche situazione e prova ansia al solo pensiero di questa.


Molto spesso arriva quindi a gestire la situazione con i seguenti meccanismi: evitando la situazione temuta, trovando scuse per non esporsi o assumendo sostanze per tollerare il malessere.



I temi del fobico sociale: perché a volte arriva addirittura ad avere paura di uscire di casa?



Uno dei temi più ricorrenti nell’ansia sociale è quello del giudizio e dell’adeguatezza ad un certo contesto e/o alle aspettative dell’altro.


Il fobico sociale prova ansia sul senso di vergogna o imbarazzo che potrebbe provare nel disattendere le aspettative che suppone siano proprie di qualcuno o di un certo contesto.

Ha ansia per l'eventualità di perdere la faccia.


Da un certo punto di vista l’altro diventa un Altro-come-contesto. Ovvero l’opinione dell’altro su di sé diventa definitoria (spesso in termini negativi) di ciò che costituzionalmente si dovrebbe essere. La confusione quindi è fra il Sé e quello dell’altro: mi sento come mi attendo che l’altro pensi di me.


Il giudizio negativo quindi è ridefinitorio di sé ed è difficile da tollerare in termini negativi, da qui dunque l’evitare le situazioni sociali, sfuggire agli sguardi, alle discussioni o la paura di uscire di casa.



Psicoterapie Cognitiviste sull'Ansia Sociale



Sono state sviluppate varie forme di psicoterapia per intervenire su quest'ansia da giudizio. Nel nostro caso, ovvero quello della psicoterapia Costruttivista (Guidano,1992). Generalmente insieme al paziente andiamo a studiare le situazioni che per lui sono problematiche, cercheremo di capire insieme le ragioni dell'ansia, come funziona e la "conosceremo" meglio.


Accanto a questo c’è da esplorare con minore paura il proprio mondo interno e provare a decentrare quello dell’altro così minaccioso dalle proprie aspettative, cercando di leggerlo in modo più poliedrico.


Nella psicoterapia Cognitivo Comportamentale Standard (altrimenti detta Razionalista di Beck,1984) invece si lavora da un lato nel riavvicinarsi gradualmente alle situazioni sociali temute ed al contempo si analizzano dettagliatamente e si mettono in discussione i pensieri automatici che fanno soffrire il paziente in quei contesti.



 

BIBLIOGRAFIA


Keller, M. B. (2003). The lifelong course of social anxiety disorder: A clinical perspective. Acta Psychiatrica Scandinavica, 108(Suppl417), 85–94. https://doi.org/10.1034/j.1600-0447.108.s417.6.x


American Psychiatric Association (APA). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing, 2013.


Guidano, V.F. (1991). The Self in process, Guilford, New York (Trad. It.: "Il Sé nel suo divenire", Bollati Boringhieri, Torino, 1992).


Aaron T Beck (1984) Principi di terapia cognitiva. Un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi, Roma: Astrolabio.


 

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