• Paolo Mirri

Quante sedute dallo psicoterapeuta servono per star meglio?

Una domanda che si fanno in molti prima di intraprendere un percorso psicoterapico è: quanto dura?

Per poter rispondere a questo interrogativo devo necessariamente puntualizzare un aspetto fondamentale, ovvero che è un percorso intrapreso da due persone. Questo aspetto sembra banale. Tuttavia, se riusciamo a comprendere che il sintomo è la punta dell’iceberg di tutta una serie di bisogni della persona, allora ci possiamo render conto che la cosa tanto banale non è, e che in psicoterapia sì andiamo spesso a lavorare sui sintomi, ma poi presto si aprono tutta una serie di altre strade e dimensioni personali molto più complesse.

Nel percorso psicoterapico infatti ci prendiamo in carico non tanto un sintomo psicologico da “cancellare”, quanto ci prendiamo cura di una persona in una relazione con ruoli ben definiti. E prendersi cura di una persona vuol dire analizzare i suoi bisogni, aiutarla a riconoscerli ed esprimerli in modi sempre più funzionali.

La terapia Cognitivo Comportamentale di stampo Costruttivista

Ci sono vari tipi di psicoterapie con percorsi più o meno strutturati. Sinteticamente posso dire che questo dipende non dall’efficacia del trattamento quanto dallo spazio che viene dato alla tecnica (percorsi più strutturati) e quello dato alla relazione terapeutica (percorsi meno strutturati).

La terapia Cognitivo Comportamentale di stampo Costruttivista non ha un percorso particolarmente strutturato, ci sono alcune fasi che si propongono in determinati momenti della terapia in relazione alle esigenze emotive del paziente. Questo percorso psicoterapeutico agisce quindi sul sintomo, ma mira anche a creare cambiamenti un po’ più “profondi” nella struttura di personalità dell’individuo. Va a modificare il suo modo di vivere determinate emozioni.

La durata del percorso psicoterapico

La durata di questo percorso psicoterapico è quindi molto variabile, per un miglioramento dei sintomi indicativamente (ma non vale assolutamente per tutti) si aggira tra qualche mese e più di un anno. Generalmente sui disturbi nevrotici possiamo riscontrare un miglioramento in quel lasso di tempo con poi un percorso più relazionale e complesso che si prolunga nel tempo.

Le variabili che possono determinare la durata sono moltissime, alcune di queste: l’età, il livello cognitivo, l’impegno, i fatti di vita che accadono durante la terapia, il contesto sociale e familiare nel quale è inserito il paziente e, non per ultima, la gravità del quadro psicopatologico sofferto dal paziente.

Quando finisce la terapia?

C’è inoltre da puntualizzare che un percorso psicoterapeutico, concettualmente, non finisce mai realmente dal momento che si intraprende. E’ vero che in terapia si lavora per spiccare il volo non accompagnati, ma comunque la figura dello psicoterapeuta resta presente come punto di riferimento.

La fine della terapia comunque raramente è netta, in genere, quando ritenuto opportuno da terapeuta e paziente, le sedute vanno a dilazionarsi passando da una a settimana a rarefarsi col tempo, sino a diventare dei monitoraggi per poi darsi appuntamenti sempre più distanti.

La soggettività nel percorso psicoterapico

Per concludere quindi quando ti chiedi quanto dura un percorso psicoterapeutico, cerca di concepirlo non tanto come un lavoro meccanico, tecnico, su un sintomo (l’aspetto tecnico di questo tipo ogni tanto ci può essere, ma non è l’unico aspetto fondante della psicoterapia), quanto un momento di condivisione unidirezionale della tua esperienza di vita nel quale vieni portato a riflettere e a fare il punto della situazione su te stesso.

Quanto ci vuole per questo? Dipende da chi sei.



 

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