• Paolo Mirri

I segnali che indicano uno stato di disagio che ci fa considerare di interpellare uno psicologo

Ci sono momenti della vita nei quali ci facciamo delle domande su noi stessi, è possibile che veniamo a contatto con una situazione particolare nella quale proviamo sofferenza, e questo stato di sofferenza si instilla in noi e stenta ad abbandonarci. Come facciamo a sapere se abbiamo effettivamente maturato un disturbo psichico? Quindi, come riconoscere i disturbi psichici?

Credo che a volte si stenti a riconoscere, o si abbia paura di ammettere, di aver maturato alcuni aspetti problematici sul piano emotivo o caratteriale, e che ciò poi porti la persona a rifuggire dall’idea di contattare uno psicoterapeuta, rischiando quindi di aggravare i propri problemi. Cercherò quindi, molto sinteticamente, di indicare alcuni segnali che dovrebbero far riflettere la persona sulla necessità di chiamare uno psicoterapeuta.

Come riconoscere i disturbi psichici?

Voglio essere ben chiaro su un aspetto, prima che continui a leggere: questi punti non concorreranno a farti fare alcun tipo di diagnosi, non è mia intenzione che alcuno si faccia fuorvianti autodiagnosi al di fuori di uno studio. Le diagnosi si fanno in seduta. Chiarito questo, ti espongo i miei punti, i quali possono essere anche contemporaneamente presenti nello stesso individuo e che possono dare un suggerimento su come riconoscere i disturbi psichici.


Punto primo: come si ricerca conforto.

Il bisogno di essere ascoltati ed essere compresi nei propri bisogni è insito nell’anima dell’essere umano. Uso la parola “anima” non a caso, in quanto si sta parlando proprio di un bisogno della nostra specie. Certo spesso, e molto spesso nell’ambito del disturbo, ci rendiamo conto che curiamo la nostra sete di ascolto… col prosciutto. Ovvero ricerchiamo le attenzioni che vorremmo in modo decontestualizzato o da persone che in realtà non hanno realmente voglia o capacità di ascoltarci.

Esempio: una ragazza che per chiedere conforto frequenta sempre persone che alla fine la fanno soffrire.

Punto secondo: il malessere e l’impatto sul quotidiano.

Tutti noi in una certa misura soffriamo nella vita, questo è assolutamente vero. La sofferenza psichica necessita per forza di uno psicologo? Ovviamente no, e non necessariamente è indice di disturbo psichico. E’ importante però capire che a volte è talmente intensa da compromettere la funzionalità dell’individuo nella vita quotidiana, allora questo può essere effettivamente uno spunto di riflessione se contattare uno psicologo.

Esempio: una donna che dopo una battuta sul suo aspetto fisico ha intensa ansia a mostrarsi sul luogo di lavoro.

Punto terzo: il non-riconoscersi.

Tutti noi abbiamo un’autostima, ovvero una certa valutazione che diamo a noi stessi. Ci sono momenti nella vita nei quali è possibile che le nostre azioni, i nostri sentimenti e/o i nostri pensieri vadano un po’ “all’opposto” rispetto all’immagine che abbiamo di noi stessi e la persona non si sente più come prima. Fondamentalmente ci sono dei momenti nei quali abbiamo difficoltà a riconoscerci in noi stessi. Questo chiaramente può essere vissuto come molto problematico in quanto possono sorgere dubbi esistenziali (parafrasando Ricoeur P.,1990).

Esempio: dopo un intervento chirurgico uno sportivo che faceva sport estremi inizia ad avere paura a guidare, addirittura ad uscire di casa.

Punto quarto: l’estraneità.

Ci sono alcuni vissuti, alcune sensazioni, che possiamo percepire come intrusive, come qualcosa di non-nostro o addirittura di esterno a noi, che ci colpiscono e che dobbiamo eradicare. Queste sensazioni possono essere molto disturbanti, vissute come particolarmente strane e portare l’individuo addirittura ad averne paura.

Esempio: una persona che improvvisamente avverte un intenso batticuore e pensa di avere un infarto, spaventandosi quindi ulteriormente per il suo stato di salute.

Punto quinto: come si provano a gestire le emozioni o i pensieri

Tutti noi abbiamo delle modalità, molto diverse, di provare a gestire i nostri stati d’animo, soprattutto quelli che viviamo come più problematici (Procacci M. et al., 2000). A volte le persone presentano delle modalità molto rigide, stereotipate, concrete, di affrontare questi vissuti. Tali modalità possono essere tanto rigide e stereotipate che possono portare a una sofferenza soggettiva molto intensa.

Esempio: una persona che deve controllare più volte il gas per paura che vada a fuoco la casa, sennò va in ansia.

Tutti questi aspetti ci aiutano a capire come riconoscere i disturbi psichici perché possono essere caratteristici di un disturbo psicologico, e possono suggerirti di chiedere un aiuto o un parere ad uno psicoterapeuta.




 

Per maggiori informazioni riguardo a cosa sia effettivamente un sintomo psicologico e come viene affrontato in psicoterapia puoi guardare questo video.


 

BIBLIOGRAFIA


Procacci, M., Popolo, R., Vinci, G., Semerari, A., Carcione, A., Dimaggio, G., & Alleva, G. (2000). Stati mentali e funzioni metacognitive nel disturbo evitante di personalità: studio su caso singolo in Ricerca in Psicoterapia.

Ricoeur P., (1990). Soi-même comme un autre. Seuil, Paris. Tr. it Sé come un altro, Jaca Book, Milano, 2016.


 

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