• Paolo Mirri

Conseguenze psicologiche della pandemia: le ansie da covid

L’avvento del nuovo coronavirus SARS-CoV-2, la cui infezione può portare alla malattia COVID-19, ha scatenato una vera e propria pandemia biopsicosociale. Io chiaramente, per correttezza professionale non mi avventuro nella parte “bio”, inoltre ci è familiare data la mole di notizie proposte quotidianamente dal mondo dell’informazione e dei mass media.

Sul piano psicosociale invece si è detto molto meno. Ci sono varie tensioni da quel punto di vista e possiamo registrare un aumento della così detta Pandemic Fatigue, l’affaticamento da pandemia e da misure restrittive con l’esacerbarsi di vari tratti psicopatologici nella popolazione. Puoi leggere qui l’articolo aggiornato alla situazione di fine 2020 e quello psicosociale più recente.

E’ vero che nei precedenti articoli mi sono concentrato più sulle misure restrittive che sul coronavirus, delineandone le ripercussioni a livello psicologico.In questo articolo ti parlo invece delle conseguenze psicologiche del covid a livello un po’ più individuale, ovvero proprio di cosa pensano e provano le persone rispetto al virus.

Conseguenze psicologiche Covid: quattro maschere

Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche da Covid, quindi, ti proporrò quattro tipi di “ansie da covid”, quelle che verosimilmente potrebbero essere le più frequenti, e che riflettono personalità diverse (riproponendo Guidano, 1987). Voglio precisare che non si riferiscono a nessuno in particolare, prendile come delle specie di maschere teatrali, inventate, forse un po’ estremizzate, ma per alcuni aspetti verosimili.

La maschera del Coraggioso

il coraggio è fatto di paura” (Oriana Fallaci)

Una malattia che può portare alla morte ti fa paura e ti mette in ansia. Ti sei sempre sentito fragile quando pensi alla logica delle probabilità, forse con la logica arrivi a comprendere che una probabilità bassa ha per contro tutta una serie di scenari nei quali l’evento temuto non si avvera in tutta la sua drammaticità, ma la paura della morte è forte e sai che la malattia da coronavirus comunque contempla questo tipo di bassa ma consistente possibilità.

Nella vita forse sei stato pure spericolato in determinate situazioni che hai saputo padroneggiare bene, ma stavolta questo è un nemico invisibile, potrebbe celarsi dentro ciascuno di noi, e quindi se è al di fuori del tuo raggio visivo non puoi tutto sommato controllarlo. E’ questo senso di fragilità che ti spaventa e che ti mette di fronte all’imprevedibilità delle cose.

La maschera “Cocktail Party”

Lo viso mostra lo color del core.” (Dante Alighieri)

Il contagio e la malattia forse ti fanno paura, ma sono i tamponi il tuo tallone d’Achille. Un tampone positivo vuol dire tutto sommato essere scoperto, cosa che peraltro ti ha sempre messo in ansia.

Non ti piacerebbe passare per malato, tantomeno da untore, del resto hai sempre tenuto a dare una buona impressione, essere stato sbattuto in quarantena non è un ottimo biglietto da visita quando è da praticamente una vita che hai mirato in alto, potresti essere schivato da tutti e sentirti drammaticamente inadeguato. Un altro punto è che se ti chiedessero effettivamente di cosa hai timore rispetto a questo rifiuto forse la cosa ti confonderebbe un po’, e la cosa sarebbe alquanto seccante.

La maschera del Giudice

Nessuno può insegnarmi a giudicare, poiché devo prima giudicare se i consigli e i consiglieri sono buoni o cattivi.” (André Glucksmann)

Il nuovo coronavirus ha un tasso d’infettività decisamente elevato, secondo l’OMS questo oscilla tra 1,4 e 3,8, ciò vuol dire che nelle condizioni peggiori un infetto può contagiare fino a quattro persone sane.

Questo ti crea disagio, aver contratto il virus e causare un danno a qualcuno ti farebbe sentire assolutamente uno schifo. Non ti sei mai permesso di danneggiare altri, finché segui i tuoi schemi (i quali anche te ritieni che siano abbastanza dicotomici, ma son quelli che ti hanno portato avanti finora, no?) hai sempre tenuto sotto controllo questa penosa possibilità. Chiaramente il coronavirus ti mette in crisi, in qualsiasi momento per una disattenzione potresti infrangere le tue regole, e da un momento all’altro farti passare dall’innocenza alla colpa.

La maschera del Riflessivo

...And I found grace in the black water, bathe my soul

And tell my heart

I told you so...” (black water, Reuben and the Dark)

Tutta questa vicenda del coronavirus ti fa stare in ansia perché non vorresti danneggiare i tuoi cari, sei molto in apprensione per loro. Un tuo atto di cura, che prima della pandemia era praticamente all’ordine del giorno, oggi potrebbe risultare dannoso o fatale per chi ami di più. Questo ti mette particolarmente in crisi in quanto tu ti sei sempre curato dei tuoi cari, ma ora devi impegnarti a farlo con una serie di difficili precauzioni e/o a distanza, e la cosa si fa sempre più difficile. Del resto tutto ciò che puoi fare è tirare avanti e dare una mano agli altri per quanto possa essere possibile, forse la giudichi un po’ come arrendevolezza ma senti di poter fare ben poco altro nel tuo piccolo.

Questi personaggi sono solo maschere, ci impressionano su alcuni aspetti e forse ci proiettiamo in alcuni di loro certi aspetti di noi stessi. E’ il covid che li ha resi così? No, erano così già prima, il Covid è un fatto, un fardello sulla loro schiena, un virus e una rappresentazione mentale che da un lato porta sofferenza, ma offre la dolorosa opportunità di riflettere su noi stessi e su chi ci circonda.


E forse sul mondo che vorremmo.



 

BIBLIOGRAFIA

Guidano, V.F. (1987). Complexity of the Self, Guilford, New York (Trad. It.: "La complessità del Sé", Bollati Boringhieri, Torino, 1988).

 

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