• Paolo Mirri

Ortoressia e bigoressia: come un'alimentazione apparentemente virtuosa nasconde un disturbo.

Aggiornamento: 14 feb

Quando parliamo di disturbi legati al comportamento alimentare la nostra mente corre agli anni ‘70 del secolo scorso. Ci viene in mente l’avvento dell’anoressia, le modelle che sfilano sulle passerelle, pelle ed ossa che praticamente navigano nei loro vestiti, immortalate dagli obiettivi dei fotografi.


Questo spettacolo chiaramente ci lascia qualche brivido, sappiamo benissimo che quelle ragazze hanno rischiato la vita, talora l'hanno persa e si sono trovate davanti ad una sofferenza indicibile.


Al giorno d’oggi però le cose sono in parte cambiate: abbiamo preso atto del grave problema dei “disturbi alimentari” (più avanti in questo articolo ti spiegherò perché non mi piace questo termine ed uso le virgolette).


Abbiamo oltretutto preso provvedimenti sia creando protocolli terapeutici specifici che spostando i riflettori dei massmedia dalla magrezza fisica a delle forme più armoniche.


Oggi tuttavia non solo esiste ancora l’anoressia, ma stanno emergendo sempre di più forme psicopatologiche legate all’alimentazione meno evidenti, più accettate socialmente. Queste forse sono fisicamente meno pericolose, ma molto insidiose. E stavolta anche nel sesso maschile.


Parliamo di due di queste, quelle che ai giorni d’oggi stanno emergendo con maggiore frequenza: l’ortoressia e la bigoressia.


Voglio fare una precisazione prima di iniziare a parlarne: questo è un articolo informativo e non ha alcuna velleità autodiagnostica. Parlo di un fenomeno che esiste, certo, ma farsi l’autodiagnosi è sbagliato, in quanto sono cose da trattare nello studio con uno psicologo o uno psicoterapeuta.


Le diagnosi sono molto complesse da farsi e necessitano l’intervento di un professionista, non la lettura di qualche articolo.



Ortoressia: l’ansia del mangiar sano.



Ortoressia è la tensione patologica nel seguire uno schema alimentare sano con una modalità estremamente pedante, alla base una fissazione sulla salubrità del cibo contro l’impurità (Bratman & Knight, 2000).


L’ortoressico tende ad assumere uno schema di controllo sulla qualità del cibo particolarmente ossessivo, ne controlla l’origine, i certificati, la composizione, il trattamento (se ad esempio è “naturale” o è stato trattato con sostanze), la qualità dell’impacchettamento, quando e come consumarlo.


Tutto ciò, che a prima vista può essere considerato normale, in un modo talmente attento da poter essere ritenuto pedante, talmente approfondito e talora preoccupato da condizionarlo in altre attività quotidiane.



Ripercussioni dell'ortoressia



L’ortoressico inoltre persegue una dieta che spesso include l’omissione di determinati tipi di cibo, secondo le più svariate regole che si è dato. Questo può causare vari tipi di fenomeni da malnutrizione che alla lunga possono avere anche importanti ricadute sulla salute fisica.


Il violare le sue stesse regole porta l’ortoressico ad esperire disgusto verso sé stesso e sensi di colpa.


Questo tipo di ossessione causa anche isolamento sociale e restrizione delle proprie attività quotidiane. Visto che tutto gira intorno ai propri criteri di qualità dell’alimentazione, l’ortoressico è probabile che provi ad evitare coloro che non condividono il suo personale stile alimentare.


Arriva quindi a negarsi da un lato l’aspetto di convivialità del mangiare, dall’altro il piacere stesso che sta dietro l’alimentazione, perché questo per la sua visione delle cose potrebbe facilmente diventare una colpa.



Forma mentis dell'ortoressico



Questo tipo di disturbo non sempre è così evidente, perché si può celare dietro uno stile alimentare vegetariano, vegano, che spesso sono incoraggiati dai media.


Può essere vissuto nella totale solitudine vista la restrizione della socializzazione, altrimenti può essere scambiato per una semplice “bizzarria” alimentare.


Possiamo definire, ovviamente generalizzando, lo schema ortoressico come ossessivo o fobico-ossessivo. Ovvero una persona che si basa su criteri personali particolarmente rigidi, spesso decontestualizzati e spesso rigidamente morali. Tutto ciò in un mondo velato di pericolo nel quale il rischio e la colpa si annidano dietro ogni azione.



La bigoressia: la fame di un corpo muscoloso.



La bigoressia (“big” grossso, “orex” appetito), anoressia inversa o meglio vigoressia è un disturbo sempre più frequente, soprattutto nel sesso maschile. In inglese è chiamata “muscle dysmorphia”, dismorfia muscolare, e dal mio punto di vista è un nome che coglie perfettamente il nucleo problematico del disturbo.


Il bigoressico è una persona che soffre di una preoccupazione accentuata per l’immagine fisica, che deve essere particolarmente muscolosa. Queste persone va da sé che le troviamo spesso nelle palestre a praticare bodybuilding, attività che chiaramente attira i bigoressici.



Ripercussioni della bigoressia



Questo tipo di disturbo non solo compromette le attività quotidiane, in quanto la persona è polarizzata a lavorare sul suo aspetto sacrificando molto altro della sua vita, ma spesso implica dei rischi concreti per la salute fisica.


Il bigoressico spesso fa uso di steroidi anabolizzanti in quantità massiva, sostanze non sempre legali e delle diete assolutamente sconsigliabili, cose che aumentano la massa muscolare a discapito della salute fisica.



Forma mentis del bigoressico



Il mondo del bigoressico tendenzialmente è focalizzato sull’immagine. Nonostante il suo possa sembrare un corpo forte non sempre al bigoressico interessa una vera e propria sensazione di forza fisica, bensì è maggiormente in apprensione per la sua immagine sociale.


Questa persona può passare anche ore a controllarsi allo specchio per eventuali imperfezioni sul suo aspetto fisico e prova a colmare ogni “magrezza” che percepisce osservandosi.


Come puoi ben notare possiamo trovare più di qualche analogia tra il comportamento del bigoressico e quello dell’anoressica, entrambi infatti soffrono di una importante dispercezione della propria immagine fisica. Spesso anoressica e bigoressico si vedono allo specchio rispettivamente grassa e magro laddove questa caratteristica, oggettivamente, stenta ad esserci.


Per questo, come ho sottolineato all’inizio, trovo poco corretto riferirsi a questi tratti con il nome “disturbi alimentari”, bensì dovrebbero essere chiamati “disturbi dell’immagine corporea”, proprio per il loro tema prevalente di perfezionismo legato al corpo.



Riflessione conclusiva



Quando si parla di "disturbi alimentari" o dell'immagine corporea, disturbi legati al giudizio, quei disturbi che almeno superficialmente presentano una connotazione sociale, chiaramente pensiamo alla struttura della nostra società. Viene quasi automatico.


La società Occidentale è particolarmente focalizzata sul tema dell'immagine, di un perfezionismo ideale sempre più maestoso ma sempre più difficile da raggiungere. La vita diventa una lotta per la perfezione, e quest'ultima per essere tale dev'essere validata dalla società stessa.


A molti questo fa sorgere l'angoscia, in quanto per provare a raggiungerlo sanno che devono "sporcarsi le mani", e quindi mettere in discussione la propria ideale perfezione, che si vorrebbe possedere a prescindere.


Il fallimento poi è mal tollerato (si fa per dire) perché rappresenta una caduta dall'Olimpo che è troppo, troppo, rovinosa.


Quali sono però i criteri dietro queste perfezioni così idealizzate?

Cosa spinge l'uomo che cerca la perfezione a raggiungerla?

Il prezzo della ricerca della perfezione non è, per caso, la solitudine?


Alla lunga quella è un prezzo enorme. E' chiaro che se l'altro non è solo un ammiratore allora stare con lui vuol dire "sporcarsi le mani" con le imperfezioni di entrambi. Vuol dire altresì non essere soli, e provare a riconsiderare ciò che nessuna moda può toglierci: l'essere umani.

 

BIBLIOGRAFIA


S. Bratman, D. Knight, Health food junkies, Broadway Books, New York, 2000



 

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