• Paolo Mirri

Maschi e Femmine: Differenze e Relazioni

Aggiornamento: 8 feb 2021

Un po' lungo: ma la sessualità necessita conoscenza e un po' di... puntigliosità!

Prenditi un po' di tempo e buona lettura!


C'era una volta l'uomo...


Tempo fa non esistevano gli uomini come li conosciamo tutt'oggi, l’essere umano era una creatura diversa, con quattro braccia, quattro gambe, uno strano corpo tondeggiante e una testa con due facce orientate in direzioni opposte. Zeus aveva creato l’Androgino in modo che potesse essere perfetto, infatti questa creatura possedeva sia caratteristiche maschili, sia femminili ed era immensamente felice. L’Androgino però peccò di tracotanza: era perfetto, si sentiva onnipotente nel suo splendore e non poteva tollerare che vi fosse qualcuno più in alto di lui, perciò tentò la scalata dell’Olimpo per spodestare il creatore Zeus. Inutile dire che il risultato fu tanto scontato quanto drammatico, il Padre degli Dei, con le sue saette, ricacciò i ribelli giù dal monte e nel farlo li spaccò a metà con le sue saette! Gli ex-Androgeni caddero dal monte e si dispersero sulla Terra disordinatamente, smarrendo ciascuno la propria metà; da quel momento in poi queste creature erano condannate a girovagare per il mondo, afflitti dalla solitudine, alla ricerca della loro metà perduta. Erano diventati Umani. Nella vita, a volte le persone si ritrovano infatti, a volte, i nuovi Umani avevano la fortuna di ritrovare le loro smarrite metà, presi dall'estasi si ricongiungevano loro tramite il coito, unico modo per poter ritrovare almeno un barlume della loro perduta perfezione. Zeus a quel punto si allertò: gli Umani una volta uniti in coito non riuscivano più a dividersi, l’angoscia della separazione era talmente intensa che preferivano rimanere avvinghiati e morire di stenti piuttosto che lasciarsi, anche temporaneamente, per rifocillarsi. L’Umano poteva essere prossimo all'estinzione. La soluzione fu mandare Eros, egli con le sue frecce faceva divampare la passione negli Umani, ma era un fuoco che aveva una breve vita, si estingueva, gli dava modo di procreare e di potersi dedicare anche alle altre incombenze della vita, tollerando la separazione.  Il mito dell’Androgino di Platone è una bella metafora dell’essere Umano, della sua condizione affettiva. Tra e righe di questo mito c’è molto: l’angoscia di separazione, la finalità della procreazione, il senso del limite. Procediamo però con ordine.

Cos'è la sessualità?


Voglio puntualizzare una cosa prima di iniziare, tutto questo non vuole appianare tutte le differenze dell’essere umano in due grossi sottogruppi, e nemmeno indurre a strane e sbagliate generalizzazioni, parleremo di tendenze, non di differenze monolitiche. Inoltre tutto ciò va ponderato (come ben vedremo) con la cultura, l’epoca e soprattutto con l’irripetibilità e l’unicità che possiede ciascuno di noi come individuo. Partiamo quindi da ciò che ci distingue: cosa vuol dire la parola Sesso e cos'è la Sessualità? L’etimologia della parola Sesso è incerta, in ogni modo entrambe le radici linguistiche offrono notevoli spunti di riflessione per una definizione più ampia del termine. La radice greca τεκοs (tèkos) = generato, procreato, a sua volta dal verbo τίκτω (tikto) = generare, procreare, produrre. Questa radice etimologica chiaramente riporta il significato della parola alla sua funzione primaria, ovvero la riproduzione. Di fatto il Sistema Motivazionale Sessuale ha come finalità il riprodurre l’essere vivente attraverso un coito. È abbastanza intuitivo, a questo punto, che molti inizino a chiedersi “allora dove sta l’assetto ludico della sessualità?” effettivamente molti adottano il comportamento sessuale anche solo come meccanismo di piacere o affetto, privandolo della facoltà riproduttiva. In una piccolissima digressione posso rispondere che l’essere umano può utilizzare, attraverso il suo pensiero, i suoi significati, i suoi sistemi motivazionali come Sistemi-Vicari per altri tipi di obiettivi. Ad esempio possiamo utilizzare un comportamento sessuale (e confonderci che quello sia sesso) su una base di agonismo o sopraffazione; oppure utilizzarlo come gioco tra partner o come meccanismo per sedurre l’altro e altro ancora. Quindi possiamo utilizzarlo fondamentalmente per moltissime cose, ma comunque creando una spesso temporanea “confusione” tra l’atto, la motivazione, il contesto, il pensiero. L'etimo di sesso nella radice latina sec- del verbo secare = tagliare, separare, in senso più lato, distinguere (il maschio dalla femmina) riporta maggiormente a quelle che sono le differenze tra i generi sessuali. Anche i latini avevano colto un aspetto fondamentale della sessualità, anzi, forse quello più evidente, ovvero la palese e incolmabile differenza tra maschi e femmine. Ovvero la più grande differenza tra esseri umani. Quando riflettiamo sulle differenze sessuali non dobbiamo immaginarci l’uomo e la donna del 2019. Dobbiamo tenere conto che il nostro cervello, soprattutto le aree interne, quelle limbiche, sono molto poco differenti da quelle dei nostri progenitori preistorici. Bisogna quindi fare un bel balzo indietro di qualche milione di anni e tornare alle caverne, allora forse potremmo avere una prospettiva un po’ più realistica di tutto quanto. Restiamo quindi con metà cervello orientato all'uomo 2019 e l’altra metà ad un homo preistorico e iniziamo la nostra analisi.

Partiamo dalle differenze FISICHE.


Maschio e femmina si distinguono innanzi tutto da ciò che chiamiamo fanere, ovvero quelle caratteristiche modulate dagli ormoni che ci vanno a distinguere come sessuati e ci fanno dire “questo è un uomo, questa è una donna”. Sono una specie di marcatore visivo di riconoscimento. Se ci concentriamo sulla struttura fisica possiamo notare chiaramente, dalla forma delle spalle e del bacino la differente funzione dei due sessi: il maschio, dal corpo muscoloso e più slanciato ha l’attitudine al combattimento e all'esplorazione; la femmina dal bacino più largo ha l’attitudine alla procreazione. Possiamo inoltre notare una differenza notevole nei lineamenti del volto maschile e femminile, queste ultime hanno tratti spesso più dolci, maggiormente decodificabili dai neonati come piacevoli. È da sottolineare una importante differenza sul piano della percezione visiva: il maschio è maggiormente sensibile ai dettagli in movimento, molto probabilmente per via che, durante le battute di caccia per procurarsi il cibo, doveva stare attento agli agguati dei predatori. La femmina invece tende ad essere più accurata nella percezione delle sfumature cromatiche. Il cervello del maschio tendenzialmente è più grosso di quello della femmina, del 10%, questo perché va rapportato alla massa corporea, ovviamente più massiccia nell'uomo rispetto alla donna. La struttura centrale del cervello, il corpo calloso, una specie di ponte che collega i due emisferi cerebrali, è più sviluppato nella femmina rispetto al maschio, inoltre la donna ha gli emisferi cerebrali simmetrici, il maschio ha un emisfero destro più sviluppato del sinistro.

Tratti ESTETICI

È molto interessante come siano cambiati nelle epoche i canoni estetici, nel Paleolitico ad esempio la donna attraente, sessualmente più desiderata, era quella dal fisico estremamente prosperoso, in quanto avrebbe potuto resistere alla carenza di cibo e avrebbe sicuramente allevato un figlio forte e resistente. Ora in Occidente, i nostri gusti estetici si spostano più sul fisico longilineo della donna, in quanto la carestia non è più uno dei nostri principali problemi e, in un modo o nell'altro, si riesce a mangiare durante la giornata. Vediamo come certi tipi di gusti si plasmano sì sul substrato culturale, sull'esperienza dell’altro sesso che abbiamo esperito ma, almeno in parte, anche sulle contingenze storico-ambientali che viviamo.

Differenze PSICHICHE


Forse, sono altrettanto se non più marcate di quelle fisiche. Il maschio umano è maggiormente orientato nei compiti visuo-spaziali all'esterno della dimora, fondamentalmente ha un migliore senso dell’orientamento. E’ abbastanza logico pensare che abbia dovuto sviluppare questa caratteristica per spostarsi fuori dalla caverna senza perdersi, già le foreste e le giungle che brulicavano di pericoli erano poco ospitali, perdersi sarebbe stato decisamente sconveniente.  La femmina invece riporta un maggiore orientamento-memoria nella dimora, dopo aver passato centinaia di migliaia di anni in una spelonca a badare ai bambini e a sistemare gli utensili chiaramente la donna ha sviluppato una maggiore attitudine verso gli interni. Sono molto interessanti le differenze di Quoziente Intellettivo tra i due sessi. Premetto che quando parliamo del Q.I. non ci riferiamo ad una concezione di Intelligenza in senso lato, bensì ad un certo numero di abilità mentali le quali sono classificate in due grandi gruppi: abilità di performance e abilità verbali. Detto questo pare che la donna abbia un Q.I. medio superiore rispetto all'uomo... questo non vuole assolutamente dire che gli uomini siano meno intelligenti delle donne, bensì che in una media (entro la quale sicuramente si troveranno molte differenze individuali e uomini con Q.I. maggiori delle donne) di persone di ambo i sessi la donna ha avuto più possibilità di affinare le sue abilità cognitive. Attenzione però, abbiamo una categoria di persone che sono cognitivamente molto più sviluppate sia dei maschi, sia delle femmine. Questi sono i maschi strateghi. I maschi all'epoca andavano a caccia in gruppo, ed affrontavano prede e predatori possibilmente tutti insieme; ma gruppo di ominidi che attacca un mammut non può vincere lo scontro senza un buon piano… ed è qui che subentra lo stratega. Lo stratega era il leader del gruppo, che non necessariamente attaccava con gli altri ma progettava un adeguato piano strategico pilotando gli altri e controllava l’ambiente al fine di rimanere in vita. Inoltre riusciva a controllare maggiormente le proprie emozioni mantenendo una freddezza necessaria per sopravvivere allo scontro. Continuiamo a immaginarci i nostri progenitori ominidi: i maschi sono usciti dalle loro spelonche, ed il gruppo, stratega incluso è occupato a procacciare il cibo e a non farsi ammazzare. Le donne invece restano nella spelonca a curare i figli e la casa. Tutto un altro mondo, no? Oltre ad aver sviluppato una maggiore attitudine pratica e spaziale sulla dimora, la donna nelle ere ha sviluppato pure altre capacità mentali: il gruppo donne aveva più tempo da sfruttare per socializzare, per crearsi reti di relazioni un po’ più complesse di ordini impartiti per non finire schiacciati da un pachiderma, la donna imparò non solo abilità di verbalizzazione delle emozioni e delle proprie volontà ben maggiori rispetto al maschio ma pure un ragionamento  che si faceva più astratto nel quale venivano concettualizzate le loro emozioni. In questa prospettiva è facile capire che la donna aveva più tempo per pensare a sé stessa, a focalizzarsi sulle sue volontà ed i suoi turbamenti, a capire con chi condividerli e soprattutto con chi non farlo. La donna era diventata meno dipendente emotivamente dall'esterno perché aveva avuto più tempo per elaborare da sé le sue questioni emotive. Il maschio invece era molto dipendente dal gruppo e dal leader, in quanto la loro sopravvivenza nell'ambiente ostile era strettamente legato ad esso e aveva ben poco tempo per condividere le ansie, il terrore, il dolore, in quanto primariamente era messa in gioco la sua sopravvivenza. La forma mentis del maschio perciò di sviluppò in modo molto lineare e diretto, particolarmente legata al problem solving istantaneo e concreto. La donna invece, che aveva più tempo per sé, sviluppò una certa attitudine al multitasking mentale, ovvero le donne riescono a fare più cose contemporaneamente rispetto all'uomo, e questo si percepisce ancora molto nella nostra epoca. Adesso però rendiamo il mondo delle donne un po’ meno idilliaco. Per ora sembra che i maschi si buttassero per millenni in un inferno di pericoli e le donne invece se ne stessero a casa a godersi il cibo portato dai loro uomini. Una prospettiva incompleta. La donna è vero che, apparentemente, stava sicura ma guardiamo realmente le cose come stavano: all'epoca c’erano ospedali, vaccini, dottori, ristoranti, in poche parole le misure di tutela sanitaria e sociale che abbiamo oggi? Ovviamente no… spesso c’era carenza di cibo, si moriva giovani per le malattie e per le ferite e ahimè… se il tuo uomo non tornava alla grotta tutto intero, o se non tornava affatto, ciò avrebbe potuto rappresentare un grosso problema per la donna, perché non è detto che le sarebbe stato dato del cibo, per lei e per l’eventuale figlio. La donna quindi ha deciso, ragionevolmente, di prendere per sé il maschio più prestante e/o più intelligente, in quanto avrebbe avuto più probabilità di sopravvivere e quindi di prendersi cura di lei. In questo quadro già molto meno idilliaco, nel quale se manca il maschio si muore di stenti, c’è un’altra nota dolente per la nostra donna: Il chiaro conflitto di interesse con le altre donne del gruppo. La convivenza tra donne quindi, per molto molto tempo, è stata ben diversa della convivenza tra uomini. A questo punto del nostro quadro si vanno a delineare due strade nel nostro racconto, la prima sull'espressione dell’aggressività, la seconda sulle relazioni maschio-femmina. Seguiamo il gruppo dei nostri maschi all'esterno della spelonca, c’è un conflitto tra due di loro: tema donne. Date le scarse capacità sociali e l’elevato turbamento emotivo è probabile che si infiammino di rabbia, che urlino, magari che arrivino pure alle mani. La domanda che possiamo farci però è: quanto gli conviene questo comportamento nelle condizioni ambientali nelle quali si trovano? Ovviamente molto poco, in quanto è molto pericoloso mettersi a litigare quando è in gioco la tua vita, quindi i due faranno confusione, si faranno un po’ male, ristabiliranno il rango, ma lo faranno molto velocemente, perché nella realtà dei fatti hanno l’uno bisogno dell’altro lì fuori. L’uomo tendenzialmente ha un’espressione dell’aggressività più subitanea e fisicamente violenta rispetto alla controparte femminile. Lasciamo i nostri ominidi maschi a leccarsi le ferite, e a far pace il più velocemente possibile, e torniamo dalle nostre donne. Il conflitto di interessi femminile abbiamo visto che è molto più elevato rispetto a quello maschile, e le donne devono stare nello stesso spazio con altre donne per tanto tempo... ed imparare a conviverci nonostante tutto. La domanda che ci sorge spontanea è chiara: dove va a finire la loro aggressività così chiaramente lecita? Come la esprimono? Nel caso della donna il loro nemico è all'interno, non all'esterno come nell'uomo, e comunque deve essere neutralizzato senza mettersi contro il gruppo, come si fa? Chiaramente con l’inganno o con la malizia. La rabbia della donna quindi si consumava spesso fredda, ragionata, a volte tendente a sfruttare le reti di relazioni o il gruppo stesso, mirata realmente a mettere fuori gioco l’avversaria.

RELAZIONI

Ora che abbiamo parlato della radice delle differenze psichiche, tenendoci bene a mente la realtà che abbiamo disegnato finora, affrontiamo la seconda strada che si va a delineare in quella realtà, la strada delle relazioni maschio – femmina. Ovvero il tema del FASCINO e della SEDUZIONE. Guardiamo un po’ l’etimologia dei termini. Il fascino dal latino fascĭnum ‘amuleto’ che portavano le classi patrizie per mostrare forza, responsabilità, virilità. Dal greco baskànion invece ne deriva l’ammaliare, l’incantare. Il termine quindi potrebbe voler comunicare l’attirare l’attenzione con la propria possanza. Chiaramente i maschi forti sfoggiavano il loro potere, volevano attirare più femmine possibili per diffondere il loro genoma; eravamo molto pochi sulla terra, 70.000 anni fa abbiamo toccato una punta minima di 10.000 individui, secondo alcuni scienziati per un cataclisma che ci ha portati quasi all'estinzione, quindi dovevamo riprodurci molto per far sopravvivere la nostra specie ed è l’uomo che ha maggior numero di gameti. Seduzione in latino  seductio - onis invece indica l’atto di tirare in disparte dagli altri e di attrarre a sé. Una volta che la femmina era stata affascinata dalla forza del maschio, aveva tutto l’interesse di far suo quell'uomo, in quanto lui le avrebbe procacciato il cibo e l’avrebbe protetta nel momento di massima vulnerabilità: la gestazione. Per far questo avrebbe dovuto impegnarsi, lui ha l’istinto di andare a inseminare le altre donne e ciò metterebbe a repentaglio la stabilità della coppia. Lei quindi deve agire in modo da influire sulle emozioni di lui, volontariamente e strategicamente per tenerlo vicino a sé. In questa dinamica primordiale, quindi, non è corretto né parlare di monogamia né tanto meno di poligamia. Si parla piuttosto di monogamia preferenziale, ovvero di coppie che tendono ad essere monogame ma a volte gli individui (all'epoca soprattutto quelli maschili) tendevano a sfuggire per andare alla ricerca di altri partners. Abbiamo dato una lettura molto evoluzionistica delle differenze tra maschi e femmine (dimorfismo sessuale) e sicuramente non del tutto esaustiva. Manca a mio avviso un particolare molto importante da non sottovalutare, ovvero ciò che ha permesso a quelle coppie ancestrali di diventare dei fidanzatini moderni: mi riferisco allo sviluppo del pensiero umano. La prospettiva che abbiamo adottato finora va a spiegare come funzioniamo a livello soprattutto emozionale e psico-biologico, ma non come si organizza la variabilità dei nostri comportamenti che tanto ci caratterizza. Il pensiero fa proprio questo, organizza le emozioni entro degli schemi mentali e fa sì che persone diverse abbiano prospettive differenti della realtà. In tal modo l’essere umano, sviluppando il pensiero ha iniziato a riflettere sul futuro e su concetti astratti, a creare culture e società sempre più complesse. È proprio grazie a questo che ciò che è stato scritto finora risulta un’approssimazione, ed è proprio per questo che ci sono miliardi di tipi di coppie nella natura umana, tante quante sono le strategie che tutti di ex-androgeni mettiamo in gioco per ritrovare l’anima gemella.

I LIMITI


Terminiamo riflettendo sempre sul termine Sessualità: "sectum" vuol dire sia separare, ma di conseguenza anche creare dei limiti. Come insegna il nostro Platone tutti noi abbiamo dei limiti. In natura tutto ha dei limiti, dei confini, questi servono a preservare la vita dell'essere che li porta e li segna. La cellula ha la barriera fosfolipidica, gli animali innanzi tutto hanno il limite segnato dal loro corpo, ma anche le società umane hanno i confini degli stati e addirittura dei limiti astratti su cosa è permesso fare e cosa no. Anche le coppie hanno dei limiti, e sono l'intersecarsi ed il reciproco allontanarsi ed avvicinarsi dei limiti dei due individui che la compongono. La cosa particolare è che in una coppia vi è un continuo giocare tra i nostri limiti e quelli dell'altro, in una continua oscillazione tra i nostri bisogni (di attaccamento, di protezione, di accudimento, di riconoscimento e ascolto da parte del nostro partner) e ciò che percepiamo delle volontà dell'altra persona. E' per questo che noi esseri umani sentiamo di avere "un ruolo" nella relazione, ed è per questo che spesso litighiamo proprio per rimarcare questo ruolo e risolvere i conflitti di interessi sottostanti. Platone ci mette anche in guardia su una cosa: il peccato di tracotanza. Non avere dei limiti non solo è un'illusione, ma non porta alla perfezione, bensì alla caduta dall'Olimpo. Essere cosciente dei propri limiti inoltre vuol dire sì conoscere le proprie mancanze, ma anche avere un po' la bussola per provare ad assecondare i propri bisogni! Attraverso la conoscenza dei nostri limiti iniziamo a conoscere anche quelli del nostro partner, e piano piano iniziamo a creare una coppia basata proprio sulla reciproca esplorazione di questa vitale caratteristica. 

 

Condividi l'articolo!

23 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti